Mariano De Santis, immaginario Presidente della Repubblica Italiana al termine del mandato, affronta la solitudine del potere e il lutto per la moglie scomparsa. La sua coscienza viene messa alla prova da due delicate richieste di grazia e da una controversa legge sull'eutanasia, mentre il rapporto con la figlia Dorotea si intreccia ai suoi dilemmi morali.
Il film esplora il conflitto tra fede cattolica e responsabilità laica, il peso della solitudine nelle alte cariche dello Stato e il concetto di perdono. Analizza inoltre il trascorrere del tempo e il senso del dovere pubblico contrapposto ai rimpianti della sfera privata.
L'opera segna il ritorno di Sorrentino a una narrazione civile e politica, mediata però da una cifra stilistica onirica e malinconica. La pellicola offre una riflessione rarefatta sulle istituzioni e sull'integrità umana, impreziosita da una prova attoriale di Toni Servillo che lavora per sottrazione e sfumature.
Presentato come film d'apertura in concorso alla 82ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, il film è stato accolto con favore dalla stampa italiana ed internazionale. La critica ha lodato la maturità della scrittura e la capacità del regista di trasformare il dubbio etico in potenza visiva, pur con alcune riserve sul ritmo solenne della narrazione.
