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Isabel Coixet

Tre Ciotole

Alba Rohrwacher, Elio Germano, Silvia D’Amico, Galatea Bellugi, Francesco Carril, Sarita Choudhury

Prima data di programmazione possibile:

01/05/26

Non è possibile pubblicizzare il film prima del:

01/05/26

Marta e Antonio si separano dopo un litigio che a prima vista sembra insignificante. Marta si chiude in sé stessa e perde l’appetito; Antonio, chef in ascesa, si dedica al lavoro ma non riesce a dimenticarla. Con il procedere della storia, Marta scopre che la sua mancanza di appetito non è un effetto emotivo della rottura, ma il sintomo di un serio problema di salute, che sconvolgerà le certezze di entrambi e cambierà il senso del tempo, dei desideri e dell’amore.

Il film affronta in modo delicato e profondo il tema della perdita, intesa non solo come lutto, ma come progressiva separazione da sé, dai propri desideri e da chi si ama. Il tempo diventa un elemento centrale: non come cronologia, ma come sospensione emotiva, attesa e consapevolezza del cambiamento. Il personaggio di Marta incarna una riflessione sull’identità femminile nella malattia e nella solitudine, restituendo uno sguardo intimo e non vittimistico. Infine, il cibo – o meglio, la sua assenza – assume una forte valenza simbolica: la perdita dell’appetito diventa metafora della distanza emotiva, del corpo che si ribella e della difficoltà di “nutrire” ancora il presente.

Perché è un film che invita a riflettere sul tempo che resta, sull’amore che sfuma e sulle forme silenziose del dolore. La delicatezza con cui Coixet attraversa lutto e separazione offre momenti intensi di commozione attraverso gesti piccoli, sguardi sospesi e la musica della nostalgia.

La critica ha accolto Tre Ciotole come un’opera contemplativa e meditativa, in cui Coixet cerca il respiro poetico più che la tensione narrativa. Il film è lodato per la delicatezza con cui sono trattati il dolore e la fragilità, e per la fotografia calda e sensibile che permea Roma di una luce nostalgica. Tuttavia, alcune recensioni rimarcano che la prima parte appare lenta e priva di slancio, e che l’adattamento cinematografico a volte fatichi a tradurre le sottigliezze del romanzo di Michela Murgia, in particolare il rapporto con il K‑pop (un elemento forte del libro) che sullo schermo risulta più forzato. Sul fronte delle interpretazioni, Elio Germano viene elogiato per la sua fragilità interiore, mentre Alba Rohrwacher assume il peso emotivo del personaggio, pur risultando in alcuni momenti sovraesposta al rischio di una declamazione troppo letteraria.

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