Un viaggio visivo e filosofico che mette a confronto la coreografia umana con l'intelligenza robotica. Attraverso il dialogo tra scienziati, neuroscienziati e artisti, il documentario esplora il funzionamento della coscienza e la possibilità di un'empatia tra uomo e macchina, ispirandosi ai versi di Emily Dickinson.
Il documentario analizza l'intersezione tra intelligenza collettiva, etica della robotica e neuroscienze. Al centro del racconto vi è il paradosso della coscienza e la sfida di mappare l'immaginazione umana in un'epoca dominata dall'algoritmo e dall'automazione.
Jalongo realizza un saggio visivamente stupefacente che trasforma concetti scientifici complessi, come le reti neurali, in pura poesia per immagini. È un'opera necessaria per riflettere sul futuro della tecnologia con uno spirito ottimista, indagando ciò che ci rende profondamente umani: la capacità di emozionarci mentre pensiamo.
Il film è stato accolto come un'opera suggestiva e teorica, capace di unire arte e scienza con una coerenza formale rara. La critica, tra cui MYmovies, ne ha lodato l'altissima definizione delle immagini e la capacità di non risultare puramente didascalico, pur rilevando una struttura a tratti criptica tipica del cinema di ricerca.
